Romina Power: «Così il Buddismo mi ha cambiato la vita»
Romina Power: «Così il Buddismo mi ha cambiato la vita».
Racconta in esclusiva a Sorrisi l’emozionante esperienza di yoga e meditazione vissuta in Puglia.
Il pubblico la ama da sempre. Da quando, arrivata in Italia, girava appena adolescente i suoi primi film per poi interpretare ruoli da protagonista nei musicarelli della fine degli Anni 60. Con la sua bellezza acqua e sapone, Romina Power ha conquistato il cuore di tutti. E dopo una strepitosa carriera musicale in tv e sui palchi di tutto il mondo accanto ad Al Bano, l’uomo che ha sposato all’età di 18 anni, l’artista continua a sorprendere i suoi fan. Negli anni ha continuato a reinventarsi, come conduttrice tv e come pittrice, affrontando sfide sempre nuove.
Romina, ci tolga una curiosità: lei non ama molto le interviste. Perché?
«Perché preferisco raccontarmi attraverso ciò che scrivo, cioè i miei libri, attraverso ciò che dipingo e attraverso le canzoni che compongo».
In questa estate particolarmente afosa, tutti i personaggi pubblicavano sui social foto al mare e in montagna. Lei su Instagram ha postato scatti su incontri yoga tenuti a Cellino San Marco. Di cosa si tratta?
«Mio figlio Yari sta documentando il suo pellegrinaggio insieme ad amici e grandi maestri. Lo chiama “Yariyatri”, che in sanscrito significa amici viaggiatori. Ora sono sulla Via Francigena e a ottobre percorreranno il Cammino di Santiago. Yari ha iniziato con Swami Sachidanand, arrivato da Rishikesh in India, per fare due giorni di corsi di Yoga nella casa nativa nelle tenute di Albano. Due giorni intensi di vita e di filosofia Yogica. La giornata iniziava con la meditazione all’alba e proseguiva con lezioni di filosofia Yoga nel bosco, il pranzo Vegano, Pranayama (esercizi del respiro) e Asana (posizioni Yoga). E poi Kirtan (una pratica che allontana lo stress) la sera negli angoli più magici dei giardini».
Quante persone hanno partecipato a questi incontri?
«Per questa volta hanno voluto mantenere un numero ridotto di persone per prestare più attenzione a ognuno. In futuro ci saranno dei ritiri sia privati che più grandi (trovate informazioni sui profili Instagram @yaricarrisipower e @yaryatry)».
Com’è nata la sua passione per la meditazione?
«Nel 2008 quando abitavo a Palm Springs, in California, e assistevo mia madre, alcune amiche mi invitarono a partecipare ai corsi di meditazione in un centro di buddismo Nuovo Kadampa (kadampa.org). Da quel momento non ho più smesso».
Chi l’ha folgorata sulla via di Damasco?
«Se bisogna attribuirlo a qualcuno, potremmo dire Buddha Shakiamuni. Da molti anni cercavo qualcosa che desse un vero senso alla mia vita: l’ho trovato nel Buddismo di questa tradizione».
Nel Buddismo tibetano non si parla di anima ma di “continuum mentale”, che non ha inizio né fine. È come se noi fossimo esistiti sempre. Questo “continuum” è utile per lenire le sofferenze? A lei è servito?
«Il Buddismo di questa tradizione, Nuovo Kadampa, mi è servito a mettere le cose nella giusta prospettiva: ci rende consapevoli che ogni nostra azione ha una ripercussione nel nostro “continuum mentale”. In realtà siamo esseri eterni che “abitano” dei corpi per un determinato periodo. Io penso che sarebbe più giusto chiedere “quanti anni ha il tuo corpo?” invece che “quanti anni hai?”».
Quale dolore ha curato con la meditazione?
«Io non uso la meditazione per lenire il dolore, ma per pulire la mia mente e per raggiungere più consapevolezza. Spesso il nostro attaccamento alle cose mondane ci impedisce di meditare. Bisogna addestrarsi nella concentrazione».
Gli esercizi sono utili anche prima di salire sul palco per un concerto?
«Trovo che siano utili sempre. Gli esercizi sono in grado di ricondurci a uno stato di tranquillità. Penso che si dovrebbe insegnare yoga e meditazione alle elementari. In alcune scuole, come per esempio quelle che seguono il metodo Montessori, lo fanno già».
Tra i suoi figli, è Yari quello che la segue in questa sua nuova fede?
«E io seguo lui… (sorride)».
Quanto le somiglia Yari?
«Molto! Anche lui è pacifista e ha una naturale predisposizione per la ricerca spirituale. Come me, Yari è un creativo con la macchina da presa. Anche la musica ci accomuna. Lui ha prodotto con me l’album “Da lontano”. Cantiamo spesso insieme e facciamo esercizi di meditazione in coppia, sia qui che in India».
In quale momento della giornata si abbandona alla meditazione?
«Il momento che preferisco è la mattina presto, quando il mondo intorno è silenzioso e tranquillo. Dà un buon inizio, così come i canti collettivi a fine giornata aiutano a ritrovare l’equilibrio energetico e ad amalgamare il gruppo. A maggio e giugno scorsi Yari ha studiato con Swami Sachidanand nel suo ashram a Rishikesh, in India, dove si sono incontrati anni fa, e nei ritiri hanno seguito il programma dell’antica scuola Vedica».







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